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29 janvier 2013 2 29 /01 /janvier /2013 16:28

Ecco alcune immagini del laboratorio di stampa con i bambini.

Grazie ad Alessandro Gimelli per le bellissime foto

stampa 1376stampa-1346.jpg

stampa 1349

stampa 1374

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29 mai 2011 7 29 /05 /mai /2011 18:40

 

Idee creative per la stampa con le spugnette

Le spugnette costituiscono uno dei metodi di stampa più usati nelle scuole dell’infanzia: la loro semplicità nel reperirle e adoperarle permette di studiarle sfruttandone tutte le possibilità che offrono.

Cosa occorre:

-Tempere

- carta ruvida in grande formato colorata

- pennelli piatti grandi (3 cm.)

- spugnette

Svolgimento

E’ interessante sfruttare la stampa delle spugnette come macchie di colore che possono suggerire forme e soggetti. Occorrono varie spugnette di formati diversi, almeno una o due per ogni colore, dipende poi naturalmente dal numero di bambini con cui si lavora.

 

 

 

 Si dipinge la spugnetta con un pennello imbevuto di tempera densa e la si stampa su di un cartoncino  colorato; è importante per ottenere colori luminosi, non mischiare mai i colori sulle spugnette. Le stampe potranno essere casuali oppure “pilotate”; ad esempio con spugnette rettangolari, si può ottenere una città vista da lontano con tutti i suoi palazzi accavallati e colorati; i pennelli aiuteranno e definire i particolari per rendere i soggetti più riconoscibili, le spugnette tonde forniranno sagome per alberi, fumo o nuvole.

Finalità

La spugnetta fornisce in modo semplice e immediato una base lavorata utile per colorare o suggerire a sua volta nuovi soggetti.

 

I riflessi sull’acqua

Dall’osservazione di un riflesso può nascere lo spunto per questo esercizio che coniuga pittura e manualità.

Cosa occorre:

-Tempere

- carta bianca ruvida in grande formato

- pennelli piatti grandi (3 cm.)

Svolgimento

Occorre una carta abbastanza leggera, quella da pacchi bianca va benissimo, e i colori a tempera densi.

Si piega il foglio a metà verticalmente e si dipinge un paesaggio sulla parte superiore; io, abitualmente dipingo alcune case viste frontalmente o un prato con alberi. Occorre dipingere tutto molto velocemente per non far asciugare la tempera, il risultato sarà migliore con parecchi particolari anche colore su colore. Finché il colore è umido si preme leggermente  la parte inferiore del foglio su quella superiore (e non viceversa perché altrimenti il colore rischia di colare). Una volta alzata la stampa, si otterrà una stampa speculare che ricorda il riflesso del paesaggio in uno specchio  d’acqua. Con un pennello intinto nell’azzurro e nel bianco, si dipingono sul riflesso alcune linee parallele alla base dritte o leggermente ondulate che rievocano le onde.

Finalità

L’esercizio è relativamente complesso ed è preferibile farlo con bambini di almeno 5 anni. Richiede un progetto a priori e un’organizzazione del foglio atipica. Il risultato è molto piacevole.

 

Stampa di una figura di cartoncino ritagliato, colorata con pastelli a cera e inchiostro

Questi due esercizi presentano un metodo abbastanza semplice di approccio alla stampa in rilievo (xilografia, linoleografia…) ottenendo un lavoro in banco e nero o a colori.

Cosa occorre:

-          due cartoncini, uno che servirà come base, l’altro da ritagliare

-           vinavil

-           pastelli a cera

-           inchiostro tipografico, lavorando con i più piccoli si può usare l’adigraf.

Svolgimento:

Dopo aver progettato un disegno, semplice (una casa o un fiore ad esempio) si riproduce il disegno staccato nei suoi elementi principali sul cartoncino da ritagliare, ogni elemento va ritagliato e incollato sull’altro cartoncino lasciando uno spazio di circa 5mm. tra un  elemento e l’altro. Con i pastelli a cera si colora la matrice, cercando di ricoprirla in ogni sua parte. A questo punto posiamo un foglio leggiero,  da fotocopie ad esempio,  sulla matrice e con un batuffolo imbevuto di acquaragia (questa fase tocca all’operatore!!!) lo si tampona. Sul foglio leggiero apparirà lo stampo della figura. Una volta asciugata la matrice, si stende l’adigraf  o l’inchiostro tipografico su un piano non assorbente, (una lastra di vetro, di plexiglas o un banco con la superficie di formica) con un coltello e si inchiostra il rullo. A questo punto inchiostriamo nuovamente la superficie,  che rimarrà colorata solo nelle parti in rilievo e ristampiamo sul foglio precedente. Otteniamo così una stampa a rilievo a più colori.

Un suggerimento per tenere a “registro” la matrice di modo che le due stampe non restino spostate, è quello di segnare su un banco gli angoli in cui deve esser posizionata la matrice (avendo le matrici tutte uguali, occorrerà un registro solo anche per una classe intera), e fissare il lato corto del foglio da stampare sul banco  di modo che si possa alzare da un lato dopo la prima stampa senza spostarlo in attesa della seconda.

Finalità

L’esercizio richiede un progetto a priori e un’organizzazione del lavoro in fasi.

 

 

Stampa di una figura di cartoncino ritagliato

Anche in questo caso si ottiene un effetto simile a quello della stampa a rilievo senza dover incidere alcuna lastra, con il risultato di una piacevole stampa a colori.

Cosa occorre:

-          due cartoncini: uno bianco da ritagliare e uno colorato su cui applicare il soggetto (meglio se di un colore scuro),

-           fondogesso,

-           colori a tempera,

-           vinavil

Svolgimento

. Dopo aver ritagliato e applicato il cartoncino come nell’esercizio precedente, un pesce ad esempio è un ottimo soggetto, si ricopre ogni parte in rilievo con un sottile strato di fondogesso e, finché è umido lo si incide leggermente con la punta di una matita. Nel caso del pesce ad esempio, si possono incidere le squame e le nervature. Una volta asciutto si colora, con i colori a tempera densi e un pennello piccolo, ogni parte in rilievo, finché il colore è umido, si posa sopra un foglio di carta leggero bianco o  precedentemente colorato e con un leggero sfregamento si ottiene la stampa. Se il lavoro viene fatto con attenzione, saranno altrettanto soddisfacenti sia la matrice che il foglio stampato.

Finalità

Questo laboratorio aiuta a sviluppare la manualità mettendo in campo varie tecniche per ottenere un risultato molto soddisfacente.

 

La monotipia con i colori a tempera

questo semplice esercizio permette di ottenere una monotipia che ricorda certe linoleografie di Matisse o Picasso.

Cosa occorre:

-Tempere

- carta da fotocopie

- pennelli piatti grandi (3 cm.)

 Svolgimento

Su un piano di formica si stende uniformemente un rettangolo di tempera densa in un unico colore, per stenderla uniformemente occorre passare un pennello piatto di 3 o 4 cm. più volte prima orizzontalmente e poi verticalmente. Prima che il colore si asciughi il bambino disegna con il retro di un pennello, o il tappo di una penna biro, o quant’altro possa asportare una linea di colore di circa 2mm. Il disegno deve essere abbastanza grande anche ricco di particolari, ma precisi e ben separati. Tutto va fatto velocemente prima che la tempera si asciughi, per questo suggerisco ai bambini di prepararsi il disegno in brutta copia prima di procedere sulla tempera. Terminata “l’incisione” si posa delicatamente un foglio leggero (da fotocopie) sul colore e premendo si ottiene la stampa.

Finalità

Se il lavoro viene svolto correttamente, il risultato è molto bello: la sicurezza nel gesto che esige questa tecnica da luogo ad un dipinto dal tratto fresco e senza  ripensamenti.

 

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9 mai 2011 1 09 /05 /mai /2011 15:45

Stampa con tempera, cartoni ondulati, foglie e altro

Ogni oggetto provvisto di una texture più o meno marcata può essere stampato: le foglie, le sezioni di certe  verdure, il cartone ondulato o le ruote delle macchinine, ogni cosa stampata diventa un segno riproducibile per dar luogo a figure complesse.

Lavorando con i bambini piccoli, è preferibile adoperare soltanto le tempere, pertanto il materiale scelto dovrà essere poco assorbente e la stampa veloce.

Cosa occorre:

-          foglie

-          carote

-          tempera verde, rossa e nera, anziché la tempera verde si possono usare sovrapposte la gialla e la blu che premettono di creare un verde più variegato

-          tre pennelli (uno per colore).

 

Svolgimento

Rose nell’insalata

Quando si stampano verdure, foglie e vari tipi di piante, non si può dimenticare il bellissimo libro di Bruno Munari: Rose nell’insalata; dove cavolfiori, patate, lattughe e altre verdure, si trasformano in stampa in bellissimi e coloratissimi fiori

Le possibilità sono infinite: il cartone ondulato, la moquette, il linoleum, il la cartoncino preforato, forniscono delle texture che possono essere utilizzate  per soggetti figurativi o astratti. E’ importante, per ottenere un buon risultato pittorico, far confluire  i segni che ne derivano in un progetto grafico predefinito con una logica organizzazione della pagina. Poiché queste stampe lasciano intravedere in buona parte il fondo, consiglio sempre di lavorare su carta colorata o  su uno sfondo precedentemente colorato. Il cartone ondulato può essere tagliato precedentemente dall’operatore e poi dipinto dai bambini e stampato. Partendo da una stampa casuale, si possono poi inventare figure o paesaggi che contengano queste texture. Alla stampa del cartone si possono  aggiungere con i più grandi   altri materiali: pezzi di stoffa, sezioni di verdure, che  potranno arricchire il lavoro.

Da un libro giapponese vi consiglio questo semplice esercizio molto simpatico :

le coccinelle.

 Si colorano le foglie nella parte posteriore con un pennello intinto nella tempera densa e si stampano su un foglio bianco o azzurro molto chiaro; la stampa deve essere fitta ma non troppo sovrapposta per non cancellare i segni delle foglie. Una volta asciutte si stampano le carote tagliate in sezione trasversale  colorate di rosso che saranno le coccinelle. Asciutte le coccinelle, si dipingono con un pennello nero i punti, le zampe e la testa.

 

 

 

Alcune verdure (patate o carote) possono essere tagliate e fornire dei timbri.

Finalità

Le stampe diventano un gioco divertente per trovare nuove idee  e realizzare opere non stereotipate.

 

 

Stampa di opera a tempera lavorata con le mani

Un altro suggerimento proposto dal libro giapponese, è quello di creare sfondi da stampare su cui poi agire creativamente, in questo caso: da un lavoro informe nasce un mare in tempesta su cui applicare barche o altri soggetti.

Cosa occorre:

-Tempere

- carta bianca ruvida in grande formato

- pennelli piatti grandi (3 cm.)

- cartoncino bristol azzurro o blu

Svolgimento

Idee creative

Tutte queste creazioni possono servire anche per decorare biglietti di auguri o di invito, cartelloni per presentare la recita scolastica o manifesti.

Come sempre è importante ricordare che oltre alla tecnica è importante la scelta del materiale: non solo la qualità delle tempere che si usa, ma anche la carta su cui si stampa: penso che sia utile sperimentare tanti tipi di carte, non necessariamente costose: anche la carta paglia o la carta velina danno ottimi risultati.

Su carta bianca si stendono alcune macchie di colori freddi (ad esempio azzurro, verde, blu) queste macchie vengono lavorate con la punta delle dita , creando dei solchi ondulati; si stampa  la macchia ottenuta su un foglio o un cartoncino azzurro. Una volta asciutta, si sfrutta la base di colore ottenuta come sfondo per una scena di mare, applicandovi sopra barche ritagliate, sagome di gabbiani o quant’altro la fantasia possa suggerire.

Finalità

Il gioco diventa spunto per l’azione creativa, si scoprono con i più piccoli le mescolanze dei colori e la bellezza della “tecnica mista”

 

 

Si può stampare proprio di tutto…anche un pesce fossile

Per ottenere la stampa di un pesce, occorre naturalmente avere un pesce, provvisto di squame e pinne molto evidenti.

Cosa occorre:

-Tempere

- carta bianca ruvida in grande formato

- pennelli piatti grandi (3 cm.)

- un pesce

Svolgimento

Dipingere con i colori a tempera un pesce del tipo pagello  o orata; premere sul pesce una carta colorata opaca e leggiera  fregando delicatamente con le mani, controllare la resa della stampa tenendo con una mano un lato della carta e sollevando il lembo opposto, una volta stampato ritoccare se necessario con il pennello per definire le parti più importanti (occhi, contorno)

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28 avril 2011 4 28 /04 /avril /2011 15:09

Il paesaggio con le mani

Esercizio semplice e di grande effetto, la realizzazione è simile a quella dell’attività precedente, anche in questo caso è preferibile seguire personalmente le fasi di colorazione e della stampa per ottenere i risultati voluti. Ho imparato questo esercizio da Romeo Stocco pittore che da alcuni anni insegna teorie del colore nelle scuole di Genova. Il risultato è quello di un cielo al tramonto sullo sfondo di una città o di  qualsiasi altro paesaggio in controluce.

Cosa occorre:

-Tempere

- carta bianca ruvida in grande formato

- pennelli piatti grandi (3 cm.)

 Svolgimento

Simbologia delle mani

La mano è la parte del corpo che appare più spesso nella simbologia. Già nella pittura rupestre, compare più volte. Può avere valenza negativa o positiva in caso che voglia dire allontanare o afferrare, può significare potere, ma anche benedire o avere un contatto magico, accordo benevolo, preghiera; può diventare amuleto come la Mano di Fatine araba o indicare i cinque elementi del mondo come nella simbologia balcanica dei Bogumili. Numerosi sono poi i modi di dire che tirano in ballo le mani.

 

Anche in questo caso si prepara una gamma di colori caldi (tempere o colori a dita) nelle vaschette. La stampa delle mani sarà, partendo dal colore più chiaro, parallela alla base del foglio in linee orizzontali che copriranno tutto il foglio. Su un foglio di cm. 50x70, occorre lasciare circa 10 cm. di foglio bianco dalla base.

Una volta completato il cielo (dal giallo in basso fino al viola in alto), si disegna nella parte inferiore del foglio. coprendo interamente il bianco e anche in parte la prima striscia di colore, la sagoma di una città o di un paesaggio naturale. Per esperienza vi consiglio, durante il disegno del paesaggio, di insistere sulla realizzazione di un disegno con particolari riconoscibili (tetti, palazzi, alberi) anche da un semplice skyline, piccoli e ben definiti. Con bambini più grandi si può realizzare anche un ramo con foglie, una persona o altri soggetti più complessi. E’ importante, in soggetti a trama non uniforme come le fronde degli alberi, lasciare intravedere lo sfondo, per ottenere un disegno più leggero e realistico.

Finalità

il disegno è di grande effetto e permette con semplici trucchi di realizzare un lavoro soddisfacente e molto  realistico anche con i bambini più piccoli. La realizzazione di un controluce, dà modo di collegarsi all’osservazione della realtà. Ribaltare il modo di disegnare (prima lo sfondo, lasciando uno spazio bianco, poi il soggetto), comporta comunque sempre un impegno progettuale.

 

Mani e segni

Attività che permette di utilizzare lo stampo della mano come elemento grafico, sfruttandone il suo significato reale (rappresentazione di una mano), o il suo senso grafico (un nucleo circondato da raggi che ne determinano una forza, un peso grafico/cromatico e una direzione).

Cosa occorre:

-Tempere

- carta bianca ruvida in grande formato

- pennelli piatti grandi (3 cm.)

- pennelli piccoli, pennarelli a punta larga.

Svolgimento

Un esempio figurativo  è quello di creare una serie di bambini che salutano: su un foglio rettangolare lungo (50x300 cm.) si stampano ( con le tempere) alcune mani con i colori desiderati ,  è preferibile seguire  un ritmo ( mani –spazio bianco – mani –spazio bianco) senza essere però troppo rigidi. Una volta stampate le mani si procede con un pennello intinto di tempera nera (pennello rotondo 1/1,5 cm.) dipingendo dei bambini frontali o di profilo le cui mani saranno quelle precedentemente stampate. Le figure saranno a mezzobusto o a figura intera, a seconda di dove  sono   state stampate le mani (in fondo al foglio o nella parte centrale). Un buon effetto è ottenuto dal contrasto colore/grafica, pertanto se le mani saranno molto colorate, il segno che rappresenta i bambini dovrà essere il più possibile preciso e dettagliato sfruttando segni e decorazioni per arricchire le figure.

 

 

 

 

Per ottenere dei colori brillanti nelle mani stampate, senza dover lavare le mani ai bambini dopo ogni stampa, è consigliabile partire dal colore più chiaro e procedere con quelli più scuri. Senza sovrapporre un colore caldo su quello freddo o viceversa. Verranno lavate le mani solo alla fine della gamma di colori caldi prima di passare a quelli freddi, oppure alcuni bambini stamperanno quelli caldi e altri quelli freddi.

Per quel che riguarda i disegni astratti, le possibilità sono infinite, le mani sono uno spunto per suggerire uno sviluppo grafico successivo. Seguendo un ritmo preciso nella stampa delle mani,  si potranno alternare simboli, numeri, segni semplici o complessi giocando interamente sulla grafica. Stampando le mani casualmente, invece si può procedere ispirandosi alla direzione e alle forze che determinano sul foglio ricoprendo semplicemente il foglio di punti o linee che seguono in modo concentrico la forma delle mani. Naturalmente l’effetto sarà migliore se si presterà attenzione all’uso dei colori.

Personalmente trovo il lavoro “più completo” se si dipinge su un sfondo colorato; questo può essere dato da una base di colore chiaro caldo o freddo a seconda di come si desidera poi procedere, o dall’utilizzo di carte colorate (ad esempio quella da pacchi “avana”).

Finalità

l’utilizzo di nuovi mezzi espressivi, arricchisce come sempre il proprio linguaggio; il primo esercizio permette inoltre di inventare posizioni particolari dei personaggi, a volte molto espressive; il secondo fa muovere i bambini nel divertente mondo della grafica aiutandoli a perfezionarsi nel gesto, ad organizzare in modo ordinato una pagina, a sfruttare i segni per dare maggior risalto una figura.

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20 avril 2011 3 20 /04 /avril /2011 14:34

 

E’ un semplice esercizio per “sporcarsi” e giocare tutti insieme; il sole e la mano sono elementi simbolici che hanno accompagnato l’uomo fin  dalla preistoria, le impronte nelle grotte del centro america, rappresentano uno delle prime espressioni grafico –pittoriche dell’essere umano. Il loro utilizzo come primo esercizio ha, a mio parere un significato molto profondo; la mano si colora e lascia un suo segno; spesso si fa nelle scuole dell’infanzia, un’azione semplice, emozionante   a volte  velata dalla paura di sporcarsi, un piccolo ostacolo da superare, una vittoria su sé stessi.

Cosa occorre:

-Tempere

- carta bianca ruvida in grande formato

- pennelli piatti grandi (3 cm.)

Svolgimento:

Si prepara una gamma di colori caldi( giallo, arancio, rosso viola) a tempera o a dita; io, abitualmente uso le tempere della Lefranc & Bourgeois che possono essere usate anche sulle mani senza lasciare macchie; so che alcune tempere atossiche, in particolare con certi pigmenti (rosso Magenta), macchiano, quindi prima di adoperarle con i bambini piccoli è bene accertarsi degli effetti di ogni tinta. Il colore deve essere piuttosto denso, quindi è bene aggiungere pochissima acqua (1/10). A seconda del numero dei bambini è preferibile usare un foglio (carta da pacchi bianca) almeno di cm. 50x70 fino a un grande cartellone 150x200 cm. se si lavora con tanti bambini. Naturalmente più è grande il foglio, maggiori saranno i cerchi fatti da ogni colore (2 gialli, 2 arancioni…) e ancora si potranno usare più gradazioni di colore (giallo, giallo oro arancio, rosso vermiglio, Magenta, ecc.)

Simbologia del sole

Astro del giorno, il sole è il più importante dei simboli celesti, moltissimi popoli gli hanno attribuito il senso di divinità conferendo così alle cose che portassero il suo colore attributi divini (l’oro, il miele). Veneravano il sole in Egitto così come in Giappone, Messico e Perù, in questi ultimi paesi, però, essendo minacciati dalla siccità, il sole aveva il carattere ambivalente e quindi anche negativo, carattere che poteva solo essere placato con sacrifici. La religione cristiana, pur negando la divinità del sole, gli ha attribuito il simbolo di resurrezione e immortalità. Nell’iconografia il sole è sempre stato rappresentato o come Dio con una corona di raggi, oppure come disco circondato da raggi, ma con volto umano.

 

Partendo dal colore più chiaro, si stampano le mani dei bambini che devono restare aperte e tese. La stampa deve essere fatta partendo dal centro del foglio con il palmo rivolto verso il centro e le dita con le punte rivolte verso l’esterno. Dopo avere realizzato un cerchio completo con un colore,  si passa al colore successivo. Per quanto sia un esercizio molto semplice, soprattutto con i bambini piccoli deve essere seguito dall’operatore in ogni sua fase: l’orientamento delle mani comporta una progettualità non sempre facile da capire, inoltre per ottenere un buon effetto cromatico, occorre far si che i colori siano sufficientemente sovrapposti in modo da non lasciare spazi bianchi, ma non troppo per non cancellare il segno delle dita. E’ importantissimo che la colorazione della mano avvenga con un pennello grande (3 cm.) e non per immersione, per poter usare la giusta quantità di colore.

Finalità

l’attività può essere svolta in gruppo o singolarmente; con i bambini più piccoli, necessitando della presenza dell’operatore sia per colorare le mani che per stampare, è preferibile realizzarla in gruppo di modo che tutti i bambini lavorino sullo stesso foglio. Un soggetto simile permette di parlare della simbologia del sole, del suo significato per certe popolazioni (vedi box a lato). La stessa cosa vale per le mani. Come già accennato, pur nella sua semplicità richiede un certo progetto e quindi, sia in gruppo che singolarmente aiuta i bambini a pensare a ciò che si realizzerà graficamente prima di averlo fatto.

 

 

 

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18 avril 2011 1 18 /04 /avril /2011 14:53

 

 Cosa si può fare alle materne, alle elementari e alle medie.

Dallo stampo della mano in poi….

Stampare mani, piedi, ruote di macchinine o trenini, è ormai esperienza nota, un modo per inventare una matrice, per far si che una parte del nostro corpo o un oggetto che abitualmente usiamo in modo diverso si trasformi in segno grafico riproducibile. Ma con i bambini di quattro o cinque anni (anche tre, volendo) l’esperienza può ampliarsi: dai monotipi alla macchina fotocopiatrice, con un maggiore o minore intervento dell’operatore, il segno riprodotto può diventare un vero e proprio oggetto di studio e di lavoro.

I monotipi sono riproduzioni di immagini realizzate su una superficie liscia e impermeabile, si possono dividere essenzialmente in due procedimenti: quello in cui il colore viene steso come superficie e il segno  inciso, oppure quelli in cui il colore viene sfruttato in tutte le sue valenze cromatiche, steso come in un dipinto in grandi macchie (l’idea è quella di un’opera espressionista), e stampato su un foglio. Sono chiamati monotipi per il loro senso di effimero, possono essere stampati una o due volte. La bellezza di queste opere sta nel fatto che ciò che è riprodotto è il segno, l’ultima pennellata che l’artista ha posato sulla sua opera, la stampa cancella i ripensamenti, le indecisioni, lasciando un tratto sicuro, impreziosito dal colore sgranato, dalle superfici bianche definite dai tagli di colore.

 Il monotipo è la tecnica di stampa più facile da eseguire, la prima, facilmente realizzabile anche dai non addetti ai lavori, che necessità solo di un poco di sensibilità per capire le giuste stesure di colore.

E’ sufficiente un rullo per poter stampare “tutto ciò che presenta una superficie ruvida”, inchiostrando con un rullo colorato con inchiostro tipografico o colori ad olio, si può sperimentare giocando con tutte le superfici fornite di una texture: dal cartone alla moquette, dalle mattonelle al linoleum, le vie di sperimentazione sono infinite, possiamo stampare casualmente gli oggetti e poi intervenire con segni grafici o pittorici, oppure riprodurli componendo figure geometriche, o ancora comporre una superficie con vari materiali e poi stamparla. Ogni volta, il risultato sarà molto interessante.

Le stesse cose si possono fare alle elementari e alle medie, naturalmente cambieranno i soggetti e si raffineranno le tecniche di procedimento.

Con bambini dai sette anni in su, si può preparare le tavole per la gipsografia e lavorare il cartone, lasciando all’operatore le fasi in cui occorre agire con un cutter.

Sono comunque realizzabili i anche lavori calcografici (acquaforte, acquatinta, ceramolle). E la linoleografia fatta con i pennini e l’adigraf. Alle medie i ragazzi sono pronti per lavorare i legno, stando comunque attenti, qualche ferito ci scappa sempre….e possono seguire interamente i processi calcografici.

 

il testo proporrà le tecniche in base all’età di fruizione: prima quelle che si possono usare alle materne quindi  di stampa alle elementari e infine nelle scuole medie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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7 avril 2011 4 07 /04 /avril /2011 14:46

La litografia(dal greco λιθος=pietra e  γράφειν=scrivere) è la stampa ottenuta da una matrice piana di pietra, su cui l’immagine è stata tracciata con un gessetto grasso o un altro materiale grasso. Si chiama  litografia anche la stampa da matrice di zinco granita lavorata in piano. E’ una tecnica semplice da eseguire (escludendo la fase di preparazione della pietra) e quindi realizzabile anche dai bambini più piccoli, in quanto la riproduzione dell’immagine sulla lastra ha la stessa procedura di un disegno su carta.

IN PRATICA

Nella stampa in piano gli elementi stampanti e quelli non stampanti si trovano quasi sullo stesso piano, e si distinguono in base alla loro attrazione o repulsione nei confronti dell’inchiostro o dell’acqua, gli elementi da stampare attirano l’inchiostro e il grasso (oleofili), mentre quelli non stampanti attirano l’acqua e respingono l’inchiostro. Per questo motivo, l’immagine è realizzata con una matita grassa  e la matrice ricoperta con un velo d’acqua. In fase di inchiostrazione, la matrice accoglie l’inchiostro nelle parti ricoperte di materia grassa, e lo respinge altrove.

Senefelder, inventore della stampa in piano lo denominò procedimento di stampa chimica.

La litografia è una tecnica estremamente versatile, anche senza conoscere il procedimento di stampa, l’artista e quindi anche il bambino può disegnare semplicemente sulla pietra e poi seguire il procedimento di stampa fatto dallo stampatore. Attualmente sono adoperate anche matrici di zinco o alluminio precedentemente preparate e stampate in piano. Senefelder  parlò dei procedimenti litografici dividendoli in maniere in piano e maniere incavate, nelle prime il mordente agisce sulla pietra in particolare dove non è stata disegnata e l’immagine risulta leggermente in rilievo rispetto alla stampa, nella seconda la pietra viene resa idrofila e il disegno, eseguito per graffiatura, ricoperto di grasso. Tra le maniere alte, la più amata dagli artisti è la litografia a gessetto che permette una resa identica a quella del disegno su carta. Viene eseguita con un gessetto litografico che Senefelder aveva composto con nerofumo, grasso di pecora, sapone, cera e resina.

Un’altra maniera alta è quella a penna, che può essere realizzata su una pietra non granita. Senefelder realizzò un tipo di penna adatto a questo procedimento arroventando le lancette degli orologi e tagliandole a forma di pennino. Nella metà del XIX° secolo, fu messa a punto anche la tecnica del chiaroscuro litografico realizzata con un disegno a guazzo che permetteva varie gradazioni tonali, tecnica attuabile anche su zinco con l’effetto detto di peau de crapaud (pelle di rospo). Il chiaroscuro litografico permette poche tirature in quanto i valori tonali si ispessiscono facilmente rendendo più scura la lastra.

Le tecniche di litografia in cavo sono tecniche prevalentemente imitative di altre tecniche incisorie (acquaforte, puntasecca e mezzotinto) e se ne distinguono per la carta stampata in cui non sono evidenti i margini di lastra e manca la velatura. Erano spesso usate per opere illustrate e commerciali.

 

LA STORIA

COSA LEGGERE

Se volete approfondire le tecniche litografiche, trovate le descrizioni esaustive nel “manuale delle tecniche grafiche di Fons van der Linden della Longanesi, che illustra con cura procedimenti e storia delle principali tecniche di stampa manuali e meccaniche con numerose illustrazioni sia delle fasi tecniche, che degli strumenti. E un’accurata scelta di immagini dei grandi artisti che si dedicarono alle tecniche di stampa.

 

Senefelder, originario di Praga nel 1797 scoprì a Monaco la litografia, mentre cercava un procedimento di stampa rapido e poco costoso per riprodurre spartiti musicali e libretti teatrali senza dover affrontare la costosa e laboriosa incisione su rame. I precedenti della litografia si ritrovano nell’incisione di lapidi funerarie in marmo il cui testo era inciso chimicamente in rilievo (ne troviamo alcuni esempi nel Museo civico di Ratisbona) mentre S. Schmid realizzava dieci anni prima a Monaco matrici rilievografiche in gesso. Senefelder scoprì che una matrice calcarea disegnata con inchiostro grasso è in grado di stampare in piano. Egli approfondì successivamente la tecnica  che fu trattata nel volume Vollständiges Lehrbuch der Lithographie  und des Steindruks pubblicato a Monaco nel 1818 e  diffuso in tutta Europa. Quasi tutti i procedimenti traggono origine dalle tecniche descritte su quel libro. Nella metà del XX secolo si ovviarono anche ai problemi posti dall’elaborazione di modelli fotografici a colori. Senefelder la utilizzò prevalentemente a scopi editoriali,  la sua prima grande opera fu la partitura del Flauto Magico di Mozart. Successivamente fu adoperata per stampare fogli artistici di musei, nel 1806 fu riprodotto il libro d’ore dell’imperatore Massimiliano decorato con i disegni di Albrecht Dűrer . Agli inizi del XIX secolo la litografia si diffuse in Inghilterra, dove Philippe André pubblicò la collezione  Specimens of Polyautography. In Francia nel 1815 G. Engelmann che aveva costruito la prima stamperia del paese, fece conoscere la tecnica ad alcuni artisti quali Géricault e Délacroix , in seguito Daumier e Gavarni pubblicarono numerose litografie sul giornale satirico Le Chiarivari, opere di critica sociale. Kandinsky definirà la litografia un’arte democratica, in quanto facile da  realizzare e veloce da stampare, ideale quindi nel rappresentare fatti di cronaca o disegni da pubblicare in alte tirature. Intorno al 1820, Goya pubblicò Los Toros de Burdeos una delle prime opere concepite interamente come litografie; egli collocava la pietra su un cavalletto e tracciava con un gesso spuntato i toni grigi dai quali faceva emergere l’immagine.  L’uso sempre maggiore da parte delle stamperie non fece che perfezionare la tecnica.  Vide il suo massimo splendore con gli artisti che alla fine del XIX° secolo che dedicandosi alla realizzazione di manifesti sperimentarono le innumerevoli possibilità offerte da tale tecnica. Henri de Toulouse Lautrec , Bonnard e Vuillard. .

Possiamo associare alle tecniche litografiche anche l’autografia in cui una matrice a rilievo già esistente viene riprodotta sulla pietra e quindi successivamente stampata come matrice in piano e la stampa anastatica, messa a punto verso la metà dell’ottocento, che permetteva di riprodurre libri e antiche stampe immergendole in acido solforico diluito e successivamente cosparsa di amido che vengono assorbiti solo dalla carta  non stampata. A questo punto si cospargeva di grasso di pecora diluito in trementina la parte stampata, le superfici asciutte assorbono il grasso; la stampa viene trasferita sulla pietra e quindi stampata in piano. Con questa tecnica si riprodussero alcune xilografie di Dűrer senza danneggiare gli originali.

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 Senefelder cercò da subito altri materiali adatti alla litografia, che potessero sostituire la pietra poco maneggevole e difficile da reperire (all’epoca ne esisteva una sola cava). Nel suo manuale indicava anche come materiali adatti il ferro, lo zinco,  stagno, piombo e rame; cercando soprattutto di creare una “matrice” di carta ricoperta da uno strato con le stesse proprietà della pietra  e di servirsi di pietre sintetiche. Alla fine del 1800 fu sperimentato un metodo di procedimento su lastra di zinco sottoposta a morsura e trattata con acido fosforico e gomma arabica, in seguito vennero messi a punto altri processi per coprire le lastre di zinco e di lacca con sedimenti calcarei. Nel 1900 ci si rese conto che  l’alluminio era adatto alla stampa in piano. L’alluminio e lo zinco inoltre possono essere fissate su un cilindro e usate nella stampa in rotativa. Le caratteristiche sono simili a quelle della pietra, anche se è più difficile apportare correzioni, le matrici metalliche  sono meno assorbenti. Le matrici di zinco e alluminio vengono granite con uno strumento di vetro e polvere di carborundrum in una macchina polverizzatrice o con un processo elettrolitico. Esistono già pronte in commercio.

 

GLI AUTORI

La litografia fu il mezzo con cui Honoré Daumier compose le sue caricature e illustrazioni di giornale con grande partecipazione umana nel XIX° secolo. Egli, nato  nel 1808, lavorò come commesso di tribunali e librerie, dove colse con vena satirica i personaggi delle sua opere; le prime litografie erano del 1822-24, ma solo nel 1830 riuscì a raggiungere il successo con la sua “vena plebea, afferrante immediata”. La stampa del dicembre 1831 che rappresenta Luigi Filippo come Gargantua che gli costò la prigione ma anche gli aprì la strada ai maggiori giornali satirici dell’epoca. Insieme a Balzac seppe cogliere i vizi e le colpe dei personaggi dell’epoca.   Lavorò per le riviste “La Caricature”, “Le Chiarivari” per cui aveva litografato anche Guillame Gavarnie successivamente “L’association litographique mensuelle”

dove sono raffigurati “illustri idioti autentici o finti” le cui deformazioni fisiche diventano sempre più dure. Gli elementi disegnativi sono scarni e violenti. L’opera “Rue Transmontain” diventa l’atroce verifica di un delittuosa rappresaglia. Amico di Gavarni e Baudelaire, Millet e Corot conserva il realismo ed è più vicino al sentimento popolare di  Balzac o Zola. 

Dopo un lavoro febbrile fino agli anni ’50, dopo questa data, per vari motivi decide di dedicarsi alla pittura, ma produce ancora alcuni capolavori negli anni ’60, con il crollo politico dove le maschere umane diventano tragicamente espressioniste. Morì nel 1878.

Nel gruppo degli impressionisti   sperimentarono la tecnica litorafica Eduard Manet e Renoir.

Abbiamo alcune litografie di Gauguin e Bernard precursori della grafica espressionista.

 

 

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6 avril 2011 3 06 /04 /avril /2011 08:12

 La serigrafia (dal greco θέρον=seta e  γράφειν=scrivere)  è una tecnica che per colori e “spessori” si avvicina come resa grafica alla tempera. Per la semplicità dei momenti preparatori e incisori offre ai bambini la possibilità di arricchire la capacità manuale, l’organizzazione dell’immagine e l’indagine visiva del  mondo, reale e fantastico.

L’immagine elaborata e raffinata  conserva la freschezza del segno originale.

E’  un’attività  all’interno del mondo visuale che supera il dissidio fra espressivo e comunicativo che volge l’espressione sul piano della comunicazione in quanto diventa forse più che altre tecniche complementare al linguaggio.

La conoscenza della serigrafia come del resto le altre tecniche di stampa, non si riduce al processo di riproduzione dell’immagine ma deve considerare l’apprendimento di questo processo come un momento strumentale, operativo e conoscitivo, rispetto all’acquisizione di un complesso universo linguistico, formandosi definitivamente nel contesto della civiltà tecnologica sia in campo artistico che industriale.

E’ dunque nel quadro della comunicazione per immagini o visuale che la serigrafia si inserisce esprimendo aspetti operativi di estremo interesse.

 La serigrafia è strumento d’indagine relativamente economico, che diventa per i bambini  una realtà da esplorare in quanto tale, ma anche uno strumento per dare forma alla realtà che li circonda, per conoscerla.

La serigrafia, offre veramente una gamma di risvolti espressivi (il disegno a tempera su lucido, il fissaggio dell’immagine su telaio, la stampa con gli inchiostri, la preparazione dei successivi lucidi in proporzione ai  colori da applicare) impensabili per chi non abbia dimestichezza con questa tecnica

Occorre documentare la processualità nel suo operare, in una visione globale unitaria, volta all’acquisizione manuale ed intellettuale delle tecniche della riproducibilità.

 

In pratica

Nella serigrafia manuale, il passaggio d’inchiostro avviene mediante la pressione di una paletta di gomma che fa filtrare il colore attraverso una pezza di seta sul foglio o la superficie da coprire. Se la seta è ricoperta in alcuni punti tramite mascherine impermeabili, il colore passerà in corrispondenza delle parti scoperte dando luogo al disegno desiderato. Per ottenere segni lineari si può disegnare la seta con una matita grassa o un pastello a cera, coprire la seta con uno strato di colla che non aderisce alla cera; eliminando successivamente i segni di cera con la trementina, l’inchiostro passerà solamente dove prima c’erano i segni. Alla serigrafia si può adattare anche il procedimento fotografico applicando alla seta uno strato di vernice sensibile e proiettandovi sopra l’immagine; con lo sviluppo, nelle zone colpite dalla luce la vernice si dissolve lasciando scoperta la tela. La semplicità della tecnica consente di realizzare prevalentemente colori piatti senza chiaroscuro.

La stampa serigrafica avviene, come per la litografia, la calcografia, la xilografia, mediante l’utilizzo di un clichè o quadro da stampa.

Il clichè serigrafico consiste in una cornice sulla quale viene teso uno speciale tessuto a maglie. Una parte di questo tessuto è poi otturata con procedimenti fotomeccanici in modo da lasciare libere le superfici in corrispondenza dei disegni o testi da stampare.

 

La storia

 La serigrafia è un sistema che deriva dal disegno a spolvero, ottenuto ritagliando una superficie rigida  e facendola aderire  su una superficie ricevente; colorando, con un pennello e il colore adatto alla superficie da ricoprire, la maschera (così viene definita la lastra ritagliata), questa lascerà passare dai vuoti del disegno l’immagine desiderata..

Sebbene la serigrafia vera e propria sia stata messa a punto agli inizi del XX° secolo, l’utilizzo di maschere per realizzare o colorare disegni ha origini antichissime: alcune impronte di mani rinvenute nelle grotte della Francia e della Spagna furono realizzate dagli uomini primitivi appoggiando i palmi  sulla parete e soffiandovi sopra polvere nera o rossa.

E’ possibile che certi popoli primitivi abbiano preso spunto per il disegno a spolvero dall’osservazione delle foglie bucate  perforate dagli insetti. Infatti studiando la storia antica della Melanesia, si è verificato che i nativi delle isole fidji usavano decorare in tessuti servendosi delle foglie del banano, la maggior ricchezza di quel territorio, che venivano appoggiate sul tessuto in modo da far passare nelle parti vuote o tagliate degli inchiostri vegetali così da lasciare sulla tela l’impronta della foglia stessa.

Anche gli Egizi usavano decorare la ceramica e le pareti interne dei templi e delle piramidi con disegni a spolvero.

In Cina, i Buddha  rappresentati nelle   grotte  di Tun Huang probabilmente sono stati fatti attraverso disegni a spolvero.

Petronio e Plino scrissero che a Roma si utilizzava il disegno a spolvero per riprodurre varie volte le immagini. Lo storico Quintiliano racconta che i bambini romani imparavano a scrivere calcando su di un foglio le lettere incise su alcune tavolette. Teodorico il grande re degli ostrogoti, non sapeva né leggere né scrivere, ma poteva firmare i suoi decreti con uno stilo con punta di metallo o di avorio col quale seguiva i contorni del suo nome inciso su una tavoletta in oro.

Il sistema di ricalco fu adottato per firmare dai nobili che non sapevano leggere e scrivere tra questi  anche l’imperatore d’oriente, Giustiniano I e da Carlo Magno.

 Nell’arte bizantina e successivamente, durante il medioevo, in Germania e in Spagna, in Francia, in Italia e in Inghilterra si consolidò questo tipo di stampa ottenuta con il disegno a spolvero. In particolare la tecnica delle maschere  fu adottata nel medioevo per la colorazione delle carte da gioco; è del 1568 la xilografia di Jost Amman che raffigura il decoratore di lettere  e in Francia esistevano i dominotier, pittori che utilizzavano sagome per decorare carte da parati, lo stesso procedimento che viene utilizzato attualmente nella decorazione a stencil .

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 Nel secolo XVI questo lavoro assurse a vera e propria tecnica di stampa utilizzata come le altre  per la decorazione dei manoscritti, immagini religiose e profane.

Nei secoli XVII e XVIII si diffuse anche l’uso della carta per ricoprire i muri decorata con disegni finissimi che imitavano ricami per tessuti di lusso ottenuti con la tecnica del disegno a spolvero. Questa tecnica decorativa si estese anche ad altri oggetti per la casa, dai mobili alle tende, dai paraventi ai vari tessuti da rivestimento. Tale usanza si protrasse fino al XIX secolo.

Nello stesso periodo le maschere erano anche utilizzate per testi e partiture di libri liturgici di grande formato, adoperati nelle cerimonie pubbliche, la tecnica a pochoir  servì all’inizio del XX secolo per colorare a mano i libri destinati ad un pubblico elitario, utilizzate in quanto consentivano di realizzare una ricca gradazione di tinte trasparenti ed opache. Le differenze tra un’opera e l’altra contribuivano a dare maggior valore all’opera. Le sagome inoltre servivano per la decorazione di tessuti e come tecniche complementari negli altri procedimenti di stampa. La difficoltà maggiore in questa tecnica stava nel creare punti di unione con le parti staccate del disegno  ad esempio il centro di un fiore o l’interno di una O. alcuni risolsero questo problema con l’uso di una seconda lastra o come i giapponesi mediante fili o elementi di collegamento                                                                                H. D. Frese The Hartford Courant 1970

La tecnica serigrafia fu perfezionata probabilmente in Giappone, dove furono fatte stampe con quattro cinque o più colori che accostavano con massima perfezione. Le maschere erano ritagliate su materiali resistenti quali carta trattata con olio di lino; i primi tentativi presentavano alcuni inconvenienti in quanto le parti non stampanti (piene), non essendo collegate con quelle stampanti (vuote), non avevano punti di fissaggio e necessitavano di punti di collegamento che danno un carattere particolare alle stampe. Intorno al 1700, in Giappone, si usava fermare  le parti mobili con capelli o fili di seta. Questa tecnica fu utilizzata prevalentemente per decorare gli abiti da cerimonia della corte nipponica.

Alla fine del sec. XIX e all’inizio del XX questa tecnica ebbe in Francia un grande sviluppo, tanto per l’illustrazione di libri quanto per la decorazione di tessuti, senza apportare considerevoli varianti al metodo primitivo del disegno a spolvero e fu chiamato Pochoir.

La serigrafia usata ai giorni nostri deriva dal procedimento tecnico del disegno a spolvero, ma si distingue in quanto il colore  passa dal tessuto di seta per mezzo di una leggera pressione anzichè  dai vuoti della lastra ritagliata per mezzo di un pennello. Sebbene sia difficile attribuirne l’invenzione ad un solo padrino, la sua scoperta è legata a Samuel Simon, un artigiano di Mancester che nel 1907 ottenne il permesso di usare il tessuto di seta per la mascherine e fissandolo ad un telaio diede origine al procedimento chiamato successivamente serigrafia (dal latino serum =seta e dal greco γραφειν), il termine fu poi usato per indicare sia gli aspetti artistici che economici di tale tecnica.

Dalla prima decade del nostro secolo, la serigrafia si sviluppa sperimentando nuove possibilità con materiali moderni. Così si ampliano le possibilità tanto nell’aspetto grafico per la produzione di tutta la gamma di elementi pubblicitari, quanto nelle sue molteplici applicazioni industriali.

Nonostante le varie applicazioni di questa tecnica, essa si è diffusa inizialmente soprattutto nel suo aspetto industriale  (commerciale) tralasciando ogni utilizzazione nell’espressione artistica. Solo verso il 1938, un gruppo di artisti, ispirati da Anthony Velonis, si dedicarono alla sperimentazione della serigrafia per le loro opere, ottenendo immediatamente una clamorosa adesione da parte della critica e del pubblico.

La  tecnica fu adottata anche durante la prima guerra mondiale sulla costa occidentale degli Stati Uniti per stampare le cartoline illustrate e successivamente si diffuse anche nel resto dell’America e in Europa. Nel 1925 Owens negli Stati Uniti costruì la prima macchina serigrafia e in quegli anni furono condotti esperimenti di trasferimento fotografico nella produzione di matrici serigrafiche. Gli artisti cominciarono ad interessarsene considerevolmente dopo la seconda guerra mondiale; Ben Shahnn e Jakson Pollock furono i primi a servirsene come tecnica artistica, presto imitati da altri artisti in Europa e negli Stati Uniti. Questa tecnica dava la possibilità di riprodurre su grandi superfici campiture piatte di colore, negli anni cinquanta  ebbe una grande fioritura e ancor oggi è un mezzo utilizzato da molti artisti per riprodurre in grandi quantità molte opere e…per il pubblico di avere un’opera d’artista a prezzi relativamente contenuti. 

Nell’ambito industriale, negli ultimi decenni la serigrafia è stata impiegata nei modi più svariati, adatta a stampare qualsiasi materiale con varie dimensioni, forma e quantità. La serigrafia come è conosciuta oggi, non è altro che il perfezionamento di un primitivo modo di stampare usato dai nostri antenati; è un procedimento grafico molto vario, versatile e malleabile , dato che questa tecnica è possibile stampare su qualsiasi superficie bianca o colorata, spessa o sottile, ruvida o liscia opaca o lucida, grande o piccola, con forma sferica, o cilindrica o irregolare; si possono utilizzare diversi tipi di inchiostri con qualsiasi spessore e nelle più diverse qualità di colore (trasparenti, semiopachi, lucidi, fluorescenti) che stampano sulla carta, cotone, sughero e qualsiasi altro materiale. Senza alcuna limitazione del numero dei colori, a più strati, a più accostamenti; si può fare manualmente e industrialmente. Tutto ciò che ha un disegno, una decorazione, può essere fatto in serigrafia. Paragonata ad altri mezzi tecnici del grafico, la serigrafia è il metodo di stampa più semplice e meno caro che, con equipaggiamento quasi portatile come  una tavola da disegno, permette di riprodurre stampe di qualsiasi dimensione e su qualsiasi superficie. Non ci sono limiti di quantità, in quanto anche le stesse matrici possono essere rigenerate e usate per altre mille impressioni.

 

 

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2 avril 2011 6 02 /04 /avril /2011 20:51

 

particolarità tecniche.

 

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In Asia Orientale, Cina e Giappone, la silografia ad un colore, come abbiamo visto, era conosciuta già prima dell’anno Mille, mentre la silografia a più colori  si sviluppò nel periodo Ming (1580-1644) con illustrazioni al tratto a più colori, anche le stampe popolari venivano colorate. Le silografie a colori cinesi e giapponesi sviluppatesi successivamente, intorno al XVII° secolo le prime e al XVIII° secolo le seconde, si mostrano con un carattere totalmente diverso le une dalle altre, ma soprattutto lontano da quello occidentale. La silografia cinese è nata come riproduzione di acquerelli e si mostra come  un disegno a pennello , spesso, soprattutto in riproduzione, è difficile distinguerla. Stampata su carta molle è caratterizzata da tonalità variabili, sfumature e colori che si stemperano l’uno nell’altro. La nascita di queste stampe è dovuta all’usanza di decorare con disegni a pennello o acquerelli la carta su cui scrivere testi (lettere o poesie),  nelle botteghe dove si insegnava questa arte  esistevano collezioni di silografie a colori che imitavano tanto perfettamente l’acquerello da non riuscire a distinguerle    e servivano a spiegare i dipinti da realizzare. Da una di queste botteghe nacque il Manuale del giardino grande come un granello di senape (1679-1701) di cui esistono  ancor oggi parecchie edizioni. Il legno usato è pero di filo spesso tre o quattro centimetri. Su carta trasparente sono eseguite le copie dell’acquerello e si realizza per ogni colore un disegno. Ogni disegno è poi incollato su legno e con sgorbie, scalpelli, lame e lancette, sono eliminati gli elementi da non stampare. A seconda del numero dei colori   il lavoro  può variare da 10 a40 matrici. La riproduzione avviene utilizzando colori ad acqua in parte diluiti stesi su matrice   asciutta o bagnata.  L’artista con l’acquerello originale davanti a sé modifica, a seconda delle necessità, densità del colore, pressione, umidità della matrice o del foglio. La stampa avviene utilizzando due tavoli di lavoro affiancati. La pila di fogli da stampare posta sul piano di sinistra posa  il margine destro sull’altro piano su cui viene fissata con un’asta di legno o alcune pietre e poi rovesciata all’indietro, sul piano destro. Sul piano sinistro è incollata la matrice con cera o pece. Una volta inchiostrata la matrice si girano i fogli uno per uno e si stampa con una leggera pressione esercitata con una spazzola di fibre di cotone sulla quale viene teso del crine nel senso della lunghezza chiamata pa-tse. Ogni foglio stampato viene fatto scendere  nello spazio tra i due piani. Dopo aver stampato tutta la pila di fogli con la prima matrice, si ribalta nuovamente sul piano destro e si applica sul sinistro la seconda matrice. Con le prime riproduzioni, la posizione viene controllata e corretta.   

In Giappone la stampa a colori si sviluppò nel XVIII° secolo; prima le stampe erano colorate a mano. Se le prime presentavano una gamma ristretta ( rosso-arancio e ocra), le seconde avevano  una gamma molto estesa che comprendeva il rosa, il giallo, il verde e il grigio-azzurro. Colori che si perdevano in un’infinità di sfumature. Dal 1700 in poi la stampa si dedicò alla rappresentazione della quotidianità e dei piaceri mondani le opere vennero chiamate Ukiyo-e ossia immagini del mondo fluttuante. Il lavoro era spesso eseguito in collaborazione tra disegnatore, intagliatore e stampatore.    La tecnica consiste nell’eseguire il disegno a china su carta resistente su cui si può apportare delle modifiche, successivamente il disegno viene riportato su carta trasparente incollata rovesciata sulla matrice utilizzando carta di riso, sfregando

 la carta inumidita, resta l’ultimo strato del disegno sul legno. L’intagliatore procede sul legno –in questo caso ciliegio selvatico di filo, stagionato all’ombra e rinforzato sui lati- il legno più interno e più duro è riservato al blocco chiave dell’incisione (daiban). Il legno è inciso con sgorbie e scalpelli. Il primo blocco contiene il disegno di contorno, poi vengono fatte tante riproduzioni quanti sono i colori da stampare, su  ogni riproduzione si applica il relativo colore  che sarà stampato. Per ottenere una stampa esatta, in questo caso sono segnate sul daiban e su tutte le matrici una riga verticale in alto e a destra e un angolo a sinistra che erano stati disegnati prima sul modello. Lo stampatore, pertanto seguirà questi registri per far combaciare perfettamente i fogli. La matrice è fissata con quattro gomitoli di cotone inumiditi su un tavolino basso e leggermente inclinato. La matrice è inchiostrata a pennello con colori ad acqua composti da pigmenti naturali e collanti animali o vegetali, con una leggera         rimozione del colore si ottengono le sfumature. Anche in questo caso lo stampatore segue un modello colorato a pennello. La stampa avviene su carta  di gelso con fibre estremamente lunghe e resistenti viene preparata con uno strato di albume che impedisce al colore di passare troppo in profondità sulla carta. La pressione per ottenere la stampa è esercitata con il baren: un tampone costituito da un mazzo di fibre di bambù arrotolato a forma di disco, avvolto in una carta sottile laccata e ricoperto da una lunga foglia di bambù; premendo con forza la matrice senza colore si può ottenere un’impressione a rilievo.

 

i temi

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 la più antica xilografia datata, sappiamo, è il Sutra del Diamante realizzato intorno all’868 e scoperto nel 1907 da Aurel Stein nelle grotte di Mogao presso Dunhuang ai confini con l’Asia centrale, che è conservato presso la British Library di Londra. Le xilografie, erano già conosciute dunque prima dell’anno Mille sia in Cina che in Corea e Giappone, utilizzate sia per le immagini che per il testo, in Giappone, ad esempio si dice che  furono stampati tra il 764 e il 770 un milione di testi buddisti su ordine dell’imperatrice Koken.  La carta, che sappiamo provenire dalla Cina, si narra sia stata inventata dall’eunuco Cai Lun  all’inizio del II° secolo, egli ne fece un supporto atto a ricevere un inchiostro composto di una sostanza ottenuta dal pino mescolata a colla di pesce, corna di cervo e pelle;   inoltre a proposito dell’invenzione dei caratteri mobili, pare che li utilizzarono i cinesi per primi, nel XII° secolo, Pi Ching, li adoperò in terracotta nel 1041, mentre i caratteri in metallo nacquero in Corea verso il 1234. Il primo libro giunto a noi, è una raccolta di testi buddisti Jik Ji Sim    kyong del 1377.

La cromosilografia cinese, che si sviluppò dopo il XVII° secolo, invece serviva alla riproduzione di pitture a pennello o acquerello riportava le pennellate dell’inchiostro che secondo la tradizione doveva essere ora limpido, ora opaco; la tecnica della pennellata era quella della traccia lasciata sul pennello la capacità di schizzare con pochi segni un paesaggio o un personaggio, riuscendo a coglierne i sentimenti. I temi erano quelli naturali, foglie, fiori, animali, ma anche paesaggi o personaggi, le loro gesta. Le xilografie, grazie all’utilizzo di colori ad acqua diluiti, riescono a raffigurare la nebbia che avvolge i paesaggi o la delicatezza di un fiore, spesso manca il contorno per lasciar posto alle sfumature. Il testo a lato raffigura l’autore.

Per quel che riguarda la  xilografia giapponese, essa presenta da una parte la letteratura di corte ad opera dei monaci buddisti presentava contenuti elevati, dall’altra gli artisti popolari che rappresentano i temi della vita quotidiana raffigurando la vita di Edo, la capitale(ora Tokio). Le scene raffigurano cortigiane, belle donne avvolte in eleganti sete. Le figure ferme nei contorni netti, caratterizzate da colori limpidi e puliti, le sfumature destinate prevalentemente agli sfondi, le immagini nitide raccontano momenti della vita quotidiana “bellezze che dispongono fiori” “una bella donna che si guarda alle spalle” “salendo i gradini del tempio” “due ragazze avvolte da una secca raffica di vento autunnale”-opere del XVIII° secolo-, anche i titoli mostrano la necessità di fermare l’attimo raffigurare la vita effimera, fluttuante. Una buona parte delle opere è dedicata all’arte erotica.

 

 

Ukiyoe

Ukiyoe deriva  da ukiyo, termine che indica tutto ciò che è riconducibile a uno stile di vita fatto di piaceri sfuggenti, "fluttuanti" quali le feste, i giochi, la moda, il sesso a pagamento, il teatro… in pratica tutto ciò che la dottrina buddista definiva come effimero e che invitava a evitare. Questo stile di vita, certo lontano dalla visione stereotipata del Giappone giunta in Occidente lungo il corso dei secoli, si affermò, tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, nella Tokio dei commerci e degli uffici governativi, da poco capitale dell'impero e ancora chiamata Edo.

L'Ukiyoe fu rappresentato in quegli anni da numerosi artisti, tra i più grandi che il Giappone abbia mai conosciuto, i quali descrissero in modo nuovo e originale (non sappiamo quanto realistico) il loro tempo. Molto spazio, nella produzione artistica e all'interno della mostra, viene dato alla raffigurazione del mondo del teatro, il kabuki, quella forma particolare di teatro giapponese che tende a coinvolgere emotivamente lo spettatore, e dove l'attore riveste un ruolo di primaria importanza, fino a diventare un divo. A questi divi - nell'accezione più vicina possibile a quella di divinità - gli artisti dedicano centinaia di opere, soprattutto ritratti, che vengono affiancati ai ritratti degli eroi e dei personaggi delle leggende e della tradizione, anch'essi recuperati e rivisti all'interno dell'ottica dell'Ukiyoe. Allo stesso tempo l'attenzione degli incisori si sposta anche sulla natura e sul paesaggio, ambiti nei quali si muovono due tra gli autori giapponesi più conosciuti di tutti i tempi: Hiroshige e Hokusai.

gli artisti

I principali artisti giapponesi furono:

 Hishikawa Moronobu (1631-1694) autore di dipinti e stampa, i suoi lavori sono caratterizzati dall’estrema semplicità, uomini e donne disegnati con linee larghe, avvolti da un’atmosfera discreta. Egli rappresentò uomini e donne in città, in quartieri di piacere mettendo in risalto gli usi e i costumi, raffigurò alcune vedute panoramiche e disegnò modelli d’abiti. Le sue immagini sono destinate ad un pubblico popolare.

Kaigetsudo Ando (1700-1714) fondò la scuola Kaigetsudo i cui artisti producevano pitture e stampe di donne bellissime dall’aspetto formoso e dal carattere aperto e spontaneo.

Torii Kiyonobu I fondatore dell’omonima scuola, concepì uno stile particolare per rappresentare nel modo migliore le rappresentazioni di teatro kabuki, evidenziando nelle figure i muscoli. Successivamente, i suoi discendenti, perfezionarono una certa ricerca della grazia.

Okumura Masanobu (1686-1764) artista autodidatta contribuì al progresso della tecnica xilografica. . Le stampe di questo periodo erano prevalentemente colorate a mano: la tan-e colorata con pigmento color arancio di rosso piombo, verde e giallo. Altre, le Urushi-e o beni- e sono stampe dipinte con lacche o colle.  Infine la hoso-ban sanpuku-tsui e la  ishizuri-e, una pittura con linee bianche che si staccano da uno sfondo colorato o nero.

Suzuki Harunobu (1725-1770) con questo artista, la xilografia diventa un’opera d’arte a pieno colore, grazie alla moda dei calendari illustrati che si sviluppò in quegli anni tra le genti di cultura.  Una moda e una competitività tra letterati che favorirono un innalzamento del livello qualitativo. Maggior cura nella stampa, una più alta qualità del lavoro diede vita alle xilografie policrome chiamate nishiki-e  chiamate così per il suo splendore che richiamava il broccato cinese. Le caratteristiche di queste nuove stampe il cui nate da vari autori, erano storie romantiche impersonate da personaggi fini e graziosi, colori ricchi, evoluzioni tecniche come la stampa goffrata a secco.

Nella seconda metà del XVIII° secolo le stampe si rivolsero alla rappresentazione di temi più realistici, le stampe sono caratterizzate da forti contrasti di colore, ritratti di attori e illustrazioni per libri. Verso gli ultimi vent’anni del secolo, grazie anche alla mancanza di guerre e al fiorire della civiltà di Edo, l’Ukiyo-e raggiunse l’apice con artisti quali Isoda Koryusai (1756-1790)  e Torii Kiyonaga (1752-1815)che sfruttò il grande formato nelle stampe  per rappresentare donne statuarie, bellezze raffinate. Nella seconda metà del XVIII°  apparve la figura di Kitagawa Utamaro (1756-1806) che visse in un periodo di rigidi controlli da parte della classe militare sugli artisti, ma riuscì a creare grandi capolavori e nonostante la censura anche parecchi lavori erotici. Iniziò la carriera come pittore di manifesti teatrali, illustrò libri di poeti Kyoka, una delle sue opere più interessanti è il libro degli insetti Mushi erami” e successivamente il libro degli uccelli “Momo Chidori Kyoka Awase” , noto è il “Uta Matura” il libro del guanciale; specializzato nel raffigurare  figure a mezzobusto  bijin-ga rappresentò con una nuova sensibilità la bellezza femminile che fu tema della sua ricerca di tutta la  vita. Rappresentò sia cortigiane che gruppi femminili con bambini, prostitute di basso livello, la figura era così evidenziata da far scomparire  quasi lo sfondo che perde completamente di importanza.

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Nel 1760 nacque Katsushika Hokusai che morì nel 1849, la cui fama mondiale è dovuta alle raffigurazioni del monte Fuji  e alcune vedute paesaggistiche. Le sue opere sono caratterizzate da una grande ricerca formale il vecchio pazzo per la pittura, studiò incisione e si interessò alla pittura occidentale. Cambiò spesso nome e stile artistico. Il periodo più prolifico fu quello in ci sii chiamò Hokusai, la cui ricerca cromatica risente dell’influenza delle stampe su rame Olandesi il suo interesse si portò sulla realizzazione di paesaggi, ma anche figure umane, donne di raffinatissima bellezza e animali raffigurati nei loro paesaggi naturali.

 

Per quel che riguarda la Cina, il noto manuale “Gli insegnamenti della pittura del giardino grande come un granello di senape”del 1679 (in Italia edito dalla Leonardo) una vera e propria enciclopedia della pittura cinese presenta illustrazioni interamente stampate con la tecnica delle xilografie, raccoglie alcuni tra i nomi più importanti di          artisti cinesi. Tra questi ricordiamo:   il maestro Kuo Hsi    della dinastia Sung, Wang Wei (698-759 ) uno dei massimi pittori di paesaggio, anche esperto calligrafo, Ku K’ai-chich (344-406) e Li Liu-fang (1575-1629), pittore scrittore e calligrafo.

 

 

 

 

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29 mars 2011 2 29 /03 /mars /2011 14:35

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E’ la tecnica più usata nelle scuole, la relativa facilità di incisione del linoleum, la possibilità di stampare senza torchio e il relativo basso costo dei materiali, ne fanno uno dei modi più semplici e conosciuti per avvicinarsi al linguaggio dell’incisione. Arno Stern dedica nel manuale “Disegno infantile e tecniche grafiche” un capitolo all’incisione su linoleum e sostiene che le tecniche incisorie  su legno e su metallo richiedono una preparazione troppo specifica e sono più adatte agli adulti.

La linoleografia richiedendo sforzo fisico e padronanza del gesto, non deve essere affrontata da bambini troppo piccoli né troppo presto durante la fase di apprendimento del disegno.

Gli strumenti del lavoro sono le sgorbie e i temperini della xilografia e gli specifici pennini da linoleum; i pennini possono essere adoperai anche dai bambini più piccoli.

Come in tutte le tecniche che necessitano di un cliché, conviene che il formato del lavoro non sia troppo grande, poiché, essendo un procedimento molto lento, si corre il rischio che il ragazzo  lo porti a termine con uno sforzo eccessivo trascurando i particolari e dando luogo ad un lavoro grossolano. Stampando a mano, dobbiamo a anche tener conto che è più difficile stampare bene una matrice di grandi dimensioni.

Occorre sottolineare la possibilità di lavorare sui rapporti di piani bianche e neri oltre che sul gioco di linee.

“Il ragazzo  si renderà conto così che l’aspetto del disegno inciso sulla tavoletta non rivivrà tale e quale una volta stampato il motivo sulla carta. Scoprirà in pratica, che il valore dell’incisione sta soprattutto nell’armonico accostamento delle parti bianche e di quelle nere e che il suo sforzo dovrà dirigersi soprattutto in questa direzione... Questo fatto obbliga il fanciullo ad adottare la sua creatività a questo tipo di materiale e a questa tecnica particolare. Nell’incisione non è più tutto permesso come nel disegno o nella pittura, poiché ogni tratto inciso deve considerarsi definitivo.”

 

IN PRATICA

Il procedimento d’incisone e il linguaggio sono molto simili alla xilografia. Occorre far precedere l’esecuzione dell’opera con uno schizzo su cui possiamo  capire con un pennarello nero a punta larga o un pennello intinto nell’inchiostro i rapporti di pieno e vuoto di modo che il disegno bianco su fondo nero prefiguri già il risultato definitivo; il ragazzo così inizia la linoleografia avendo presente una rappresentazione abbastanza precisa di quello che sarà il risultato finale.

Se il linoleum fosse troppo  duro e facesse scivolare il temperino sulla superficie, è possibile ovviare all’inconveniente scaldandolo leggermente prime di iniziare l’incisione.

La mano che non maneggia il pennino incisore, deve saldamente sostenere il supporto. Deve trovarsi sempre in posizione arretrata rispetto all’altra, onde evitare che il pennino o il temperino possa colpirla. Nell’incisione si possono avere due diversi movimenti a seconda         che si usi una sgorbia o una lama ; con la prima infatti il gesto tende verso l’esterno, mentre con la lama il movimento è rivolto nella direzione di chi esegue il lavoro.

Prima di incidere il disegno, è necessario riportarlo sulla superficie della tavoletta, tenendo come sempre conto che l’immagine riportata sarà speculare. Se vogliamo ottenere un disegno che riproduce perfettamente il modello iniziale, occorre ricalcare lo schizzo su un foglio di lucido, capovolgerlo e riportarlo con l’aiuto di carta carbone sulla tavoletta, altrimenti otteniamo un’immagine ribaltata coprendo il retro del foglio su cui si è disegnato con un pastello a cera e poi dopo averlo posato sulla matrice ricalcare i contorni del disegno.

Gli inchiostri da stampa si distinguono dagli altri perché sono spessi e grassi presentano una gamma relativamente limitata, ma mescolando su di una lastra di vetro, formica o linoleum due colori con una lama flessibile, si ottengono svariate  tinte. In mancanza di inchiostri da stampa, si possono usare  anche i  colori ad acquerello e a tempera, che si passano sopra il linoleum inciso con un buon pennello che però bisogna stampare prima che questi siano secchi. Presso i negozi di timbri ed articoli di gomma si trovano i rulli di tutte le misure per inchiostrare. Un pezzo di manico di scopa, rivestito con una camera d’aria potrebbe sostituire il rullo. Un grosso filo di ferro piegato l’impugnatura.

Stern fa notare che il momento della stampa non va considerato come un’attività creativa fine a sé stessa, ma semplicemente come un prolungamento dell’attività incisoria,  se da una parte concordo con il dare importanza alla fase incisoria, dall’altra ho trovato che la stampa può assumere un nuovo carattere creativo se eseguita ad esempio su collage precedentemente preparati, con varie carte anche riciclate (giornali, carta da regali), che in alcuni  casi migliorano la stampa. Stern consiglia di non affrontare la stampa policroma perché richiede troppa precisione nel calco del disegno, nell’incisione e in fase di stampa, in alcuni laboratori abbiamo  sperimentato la stampa a  due colori   preparando un fondino di cartone che stampato prima della matrice serve a colorare le parti lasciate bianche dalla matrice principale.

Il peso di una pressa o il semplice sfregamento con uno strumento liscio, assicureranno una distribuzione omogenea dell’inchiostro sulla carta, che verrà quindi delicatamente staccata e posta ad asciugare. Le  tecniche proposte da Stern in qualche modo connesse con la linoleografia,  sono la stampa delle silouette in cui la matrice è formata da figure ritagliate in cartone molto pesante ed incollate in rilievo su di un supporto molto rigido. La somiglianza tra le due tecniche si riscontra soltanto nel risultato finale. Anziché il cartone; si può usare la gomma.                                                                    

Lidia Longhi  nel suo manuale sulla linoleografia   dice che “il ragazzo che crea si sottopone ad una disciplina estetica così che si può dire che esiste una correlazione tra il suo agire per creare, idea realizzata con l’opera delle sue mani e la formazione del suo carattere. L’armonia di forme e di toni richiede una disciplina fatta di disposizione di pratica e di apprendimento interiore”, l’incisione il linoleum offre la possibilità di creare  edizioni illustrate dai ragazzi, giornali tessuti inviti ex- libris e costumi a cui ognuno ha portato l’inconfondibile segno della propria personalità, “sempre che l’educatore non si sostituisca al ragazzo , ma solo gli indichi la via, gli trasfonda il suo entusiasmo”.

Interessante è il capitolo relativo ai modelli da rappresentare: la Longhi suggerisce di conservare una cartella con ritagli di riviste, fotografie, di figure stilizzate e il cui segno dell’ombra, del bianco e del nero sono ben evidenti. Particolare questo che va tenuto presente poiché dovendo passare dalla fotografia al disegno la prima cosa da stabilire è la linea che separa il bianco dal nero, l’ombra dalla luce.

L’incisione a linoleum permette di realizzare un’interpretazione schematica del modello, oppure di essere più fedeli con una maggior abbondanza di dettagli. I temi suggeriti dalla Longhi sono paesaggi, volti, stemmi araldici colorati o in bianco e nero tenendo presente le convenzioni per rendere in bianco e nero le varie tinte.

Vi riporto le tecniche per stampare la stoffa utilizzando le incisioni fatte sul linoleum, prese dalla Longhi da un vecchio artigiano comasco.

“I risultati ottenuti danno molta soddisfazione : per preparare dei monotipi per adornare una parete, per rilegare un libro per fare  un tappeti o costumi (di Juta) per confezionare i costumi del teatro.

Al blocco di legno, come fosse un grande timbro, si applica, con colla fredda, il pezzo di linoleum che è stato inciso e che è pronto per la stampa, dopo aver eseguito uno schizzo che dia una visione d’insieme del lavoro che si vuol realizzare: una tovaglia, un tappeto, un tendaggio, un monotipo decorativo un costume o una bandiera, si disegna  il particolare che opportunamente ripetuto, dà la composizione stabilita.

Qualora si voglia stampare il tessuto a più colori, sarà bene iniziare con motivi geometrici o con  fiori, perché in tal caso, si potrà giocare su di un accostamento di tinte opportunamente studiato, senza dover sovrapporre i diversi stampi ( lavoro questo che presuppone una certa abilità).

L’inchiostro deve essere tipografico, lavabile e indelebile. Ne esistono vari tipi , usati per la stampa dei tessuti e sono in vendita nei colorifici ben attrezzati

Ecco il procedimento usato dal nostro artigiano: ci serve di una grande tavola liscia sulla quale si pone una panno o del feltro (o uno strato di stoffa o di giornali) e sopra fissata con puntine, la stoffa che si vuole stampare. Questa stoffa deve essere prima messa a bagno per togliere  l’appretto, poi stirata poiché le pieghe danneggerebbero la stampa.

 Per facilitare il lavoro costruiva con listelli di legno, un telaio in misura e lo appoggiava sopra il tessuto. Sui lati del telaio fissava dei chiodi e, a seconda della forma data allo stampo, faceva passare un filo o una cordicella in modo da formare una trama o a losanghe o a rombi o a quadrati o a rettangoli, nei quali appoggiava lo stampo di linoleum inchiostrato. Poi vi batteva sopra con la mazza.

Battuto lo stampo in tutte le forme geometriche della trama, lasciava che il tessuto fosse ben asciutto prima da staccarlo dalla tavola. Bisogna avere cura di tener attorno tutto ben pulito e di togliere ogni volta lo stampo senza macchiare.”

 

STORIA

La storia della linoleografia come stampa a rilievo si evolve da quella della xilografia, il linoleum fu utilizzato per la prima volta nel 1860 da Walton  in Inghilterra. Dalla produzione di pavimenti, successivamente fu adoperata per la produzione di matrici a rilievo.

La stampa a rilievo da matrici di linoleum fu utilizzata sia per la decorazione di stoffe sia come mezzo di espressione artistica. Gli stampi di legno utilizzati per la produzione artigianale di mezzari furono  sostituiti con matrici di linoleum.  Ora, per la stampa si adoperano linoleum particolari, quello composto di olio di lino, resina e sughero su base di juta, più adatto alle vaste superfici. Grandi artisti che si sono serviti del linoleum furono Ben Shahn, Henri Matisse, Pablo Picasso. 

 

 

 

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